Imparare i numeri giocando

Voglio condividere con voi, la mia esperienza nell’insegnare i numeri a mia figlia. Con questo semplice gioco di collegare i puntini in sequenza, e scoprire il disegno, mia figlia si è divertita moltissimo e allo stesso tempo ha imparato i numeri.  Scaricate i disegni e provate a fare la stessa cosa con i vostri bambini, è una bellissima esperienza. Per iniziare “partite” con il disegno con meno numeri, fino ad aumentare la difficoltà (in base all’età del vostro bambino).

A proposito del Metodo Feuerstein…

Per riuscire a cambiare qualcosa nell’essere umano devi averne la necessità, poi devi credere fermamente che sia possibile, anche se ti dicono che è impossibile”
(Reuven Feuerstein. 33° Workshop Internazionale Parigi 2012)

Il Metodo Feuerstein si basa sul concetto della “Modificabilità Cognitiva Strutturale“. Con questa locuzione si intende che gli esseri umani sono modificabili, cioè sono soggetti ad essere significativamente modificati da un intervento affettivo-educativo da parte di altri esseri umani, definiti da Feuerstein con il termine “mediatori”. Il metodo Feuerstein è una applicazione della psicologia cognitiva alla pedagogia.
Secondo quanto teorizzato dal metodo Feuerstein, l’intelligenza non è innata, né statica, ma sviluppabile in virtù della plasticità e della plasmabilità delle strutture del nostro cervello. Il cervello è composto da alcuni miliardi di neuroni collegati fra di loro. Nel corso della vita di un individuo, il numero di neuroni cambia e cambiano anche le interconnessioni fra le varie cellule. La variazione del numero di neuroni e delle loro interconnessioni dipende sia da fattori biologici che dagli stimoli provenienti dall’ambiente, quindi l’intelligenza è modificabile. L’intelligenza di un individuo dipende dalla struttura del cervello. Se la struttura varia allora anche l’intelligenza subisce delle modificazioni. Durante tutta la vita, in base alle esperienze che vive, l’uomo presenta dei cambiamenti in risposta agli stimoli che continuamente lo raggiungono, modifica le sue prestazioni e tende ad adattarsi all’ambiente che lo circonda. Ma tutto quello che egli apprende assume veramente un significato solo grazie all’intervento di altri esseri umani che si pongano come “mediatori”, organizzandogli e presentandogli gli stimoli in modo che generino in lui dei cambiamenti positivi sul piano cognitivo: si parla allora di “Esperienza di Apprendimento Mediato“. Ha senso insegnare qualcosa solo se è possibile alterare opportunamente le capacità di ragionamento di un individuo. Come conseguenza, possiamo comprendere come se in un certo istante una persona non è in grado di compiere una determinata operazione, non possiamo escludere che in un istante successivo la stessa persona riesca dove in precedenza ha fallito. Affermazioni del tipo “non può imparare perché non ce la fa” non possono essere accettate nell’ottica del metodo Feuerstein.

Il Metodo Feuerstein vuole sviluppare le funzioni cognitive di una persona, indipendentemente dal fatto che questa possa trovarsi con difficoltà di apprendimento, con forme di ritardo mentale o culturalmente deprivata, poiché va a stimolare la creazione di nuove capacità di pensiero, di elaborazione di concetti, di riflessione non impulsiva, di organizzazione e selezione dei dati. Questo dà vita alla flessibilità mentale, al ragionamento deduttivo e induttivo, al pensiero ipotetico e inferenziale e contribuisce a rendere la persona “generatrice” di informazioni. Tutto ciò è sperimentabile perché alla base vi è la fiducia nella modificabilità della struttura cognitiva di ogni essere umano. Durante le lezioni il ruolo degli allievi è attivo. Il mediatore dirige e regola l’andamento della lezione in modo da poter raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. Non è importante eseguire un particolare compito con rapidità ed ancora meno eseguirlo correttamente. Qualsiasi comportamento degli allievi è opportunamente “utilizzato” dal formatore per mettere a fuoco certi tipi di ragionamento e per correggere opportunamente le funzionalità carenti. Lo scopo principale non è imparare ad eseguire il compito, ma capire ed interiorizzare (“cristallizzare”) quali ragionamenti mentali sono stati utilizzati per portare a termine il lavoro assegnato.
Durante le lezioni viene data grandissima importanza a quattro elementi: verbalizzazione del pensiero, riflessione, condivisione, pensiero analogico.

Verbalizzazione. La verbalizzazione favorisce il formarsi del pensiero e ne facilita la memorizzazione. È presente in quasi tutte le fasi della lezione. Non so se vi è mai successo di accorgervi che dopo avere discusso su di un certo argomento, la vostra comprensione sull’argomento stesso è aumentata, personalmente mi è accaduto spesso.

Riflessione. Riflettendo ed osservando accuratamente il mondo circostante è possibile raccogliere un maggior numero di informazioni sul problema da risolvere. Tanto più alto è il numero di informazioni raccolte, tanto più probabile sarà trovare una delle possibili soluzioni.

Condivisione. Menti diverse fanno ragionamenti diversi. La diversità va vista come ricchezza e permette di ampliare le proprie capacità di ragionamento. Grazie alla condivisione è possibile capire come risolvere un determinato problema in modi diversi con ragionamenti diversi. Inoltre la discussione con altre persone su un particolare argomento permette di avere un riscontro immediato della validità delle proprie tesi.

Analogie. La mente umana è in grado di fare un numero limitato di ragionamenti. Molte volte gli allievi sono in grado di risolvere un problema solo se proposto in un determinato modo senza riuscire poi a generalizzare il proprio ragionamento. Tanto più una mente è allenata a fare analogie, tanto più semplice diventa il trovare la soluzione ad un problema nuovo. La maggior parte dei problemi nuovi possono essere visti come problemi vecchi posti in un modo diverso, creando nuove startegie di problem solving.

Il principale strumento utilizzato è il Programma di Arricchimento Strumentale (P.A.S.), il cui scopo è migliorare la capacità di avere un pensiero autonomo, flessibile e aperto alle novità. Tuttora il P.A.S. è utilizzato nelle aziende, nelle scuole, nelle famiglie, nei centri di riabilitazione, con gli anziani e nelle carceri per portare ogni persona ad avere elasticità di pensiero ed efficienza nella vita.

Focus sul metodo e i bambini.
Quali sono gli obiettivi della applicazioni sul Metodo Feuerstein nei bambini?
Si tratta di obiettivi generali del metodo , che verranno poi declinati alle esigenze di ciascun individuo coinvolto nel trattamento.
-Potenziare le funzioni cognitive, stimolando l’osservazione sistematica, la capacità di analisi, di comparazione e categorizzazione, abitua il bambino a procedere con metodo, a saper generalizzare e astrarre
-Migliorare la comunicazione e l’espressione linguistica
Favorire l’emergenza di competenze emotivo-sociali nel soggetto
-Accrescere l’autostima
-Migliorare l’autocontrollo e la capacità di autocorrezione
-Stimolare a trascendere gli apprendimenti acquisiti anche ad ambienti e situazioni esterne.
Vivere vuol dire cambiare ed è possibile aiutare le persone a cambiare, in particolare quelle in difficoltà, aiutarle a modificarsi positivamente, per raggiungere “una migliore qualità di vita”. Per poter avere dei risultati apprezzabili, le lezioni devono essere frequenti e proposte per un tempo prolungato.

Come ottenere cio’ quando sono molto piccoli o quando hanno difficoltà maggiori?
Col gioco!

Giocare non è solo divertente… mentre giochiamo possiamo addirittura modificare il funzionamento del nostro cervello. In che modo? Scegliendo giochi intelligenti in grado di stimolare le nostre funzioni esecutive, cioè quell’insieme di processi mentali che supervisionano i nostri pensieri e i nostri comportamenti.
L’attività di premediazione è l’elemento principale per aiutare il bambino nel processo di apprendimento. Lavorare sugli insiemi, ragionare su similitudini e differenze, tenere il conto e stimolare la coordinazione oculomanuale e la manualità fine. Le informazioni elaborate dal cervello sono generate internamente oppure provengono dall’esterno attraverso gli organi sensoriali, quindi la percezione di informazioni esterne dipende dal modo con cui vengono acquisite e dalla capacità di interpretarle, per questo occorre far fare esperienze ai bambini di premediazione attraverso il gioco.
Materiale utile per la premediazione con i bambini:
• Blocchi logici
• Regoli
• Memory
• Domino
• Tangram
• Geomag
• Geopiano
• Chiodini
• Puzzle
• Lego
• Colori
• Plastilina
• Carta crespa
Non è importante eseguire un particolare compito con rapidità ed ancora meno eseguirlo correttamente. L’obiettivo principale non è imparare ad eseguire il compito, ma capire ed interiorizzare quali ragionamenti mentali sono stati utilizzati per portare a termine il lavoro assegnato. Il pensiero umano viene scomposto nell’insieme di più operazioni elementari. Per compiere una operazione elementare bisogna utilizzare le funzioni base del cervello denominate “funzioni cognitive”. A volte una esperienza di stimolo / risposta priva di mediazione può provocare un apprendimento. Ad esempio quando un bimbo tocca un oggetto caldo e riceve uno stimolo doloroso, normalmente impara che tale oggetto non deve più essere toccato. Non sempre però l’esposizione diretta agli stimoli oppure l’esposizione a stimoli mediati in modo casuale può provocare un determinato apprendimento. E’ stato dimostrato che persone sottoposte alla stessa cultura, allo stesso ambiente ed agli stessi stimoli apprendono in modo diverso sviluppando di conseguenza capacità mentali diverse. Questo è causato sia dalle caratteristiche biologiche dell’individuo sia dal fatto che il tipo di ragionamento provocato da un determinato stimolo dipende anche dallo stato interno della mente. Si parla di “esperienza di apprendimento mediato” tutte le volte che un formatore crea intenzionalmente stimoli e mediazioni al fine di provocare un particolare apprendimento e mantiene alta la motivazione degli allievi.

Un video interessante sul metodo Feuerstein

Contrassegno parcheggio auto per disabili

A chi serve: a persone che abbiano capacità di deambulazione sensibilmente ridotta ed ai non vedenti (D.P.R. 503/96).

Cosa è: il contrassegno auto per disabili di tipo europeo (dal 2012 sostituisce il precedente tagliando) è un tagliando rettangolare azzurro chiaro, con il simbolo della sedia a rotelle bianca su fondo blu, che permette alle persone con problemi di deambulazione e ai non vedenti di usufruire di facilitazioni nella circolazione e nella sosta dei veicoli al loro servizio, anche in zone vietate alla generalità dei veicoli. contrassegno di parcheggio per disabili “europeo”, con un formato rettangolare, di colore azzurro chiaro, con il simbolo internazionale dell’accessibilità bianco della sedia a rotelle su fondo blu.

E’ una autorizzazione (un atto amministrativo) che, previo accertamento medico, viene rilasciata dal Comune ove risiede la persona disabile (art.188 del Codice della Strada, CdS, e art. 381 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada).

Il contrassegno è strettamente personale, rimane di proprietà del Comune ed il disabile lo detiene temporaneamente, non essendo vincolato ad uno specifico veicolo ed ha valore su tutto il territorio dell’Unione Europea. Ha una durata di cinque anni (non rileva per la durata che la disabilità sia permanente) e può essere rinnovato. La durata può essere essere anche a tempo determinato nel caso di invalidità temporanea del richiedente.

Il contrassegno “segue” il disabile, non il veicolo: il contrassegno viene utilizzato dal disabile durante gli spostamenti con autoveicolo, anche se condotto da altra persona. Quindi non può essere utilizzato da soggetti diversi dal titolare.

Chi lo emette: il Comune di residenza del disabile.

Come si richiede il contrassegno di parcheggio per disabili: bisogna compilare la domanda (di solito la modulistica è disponibile presso il comune) allegando copia della carta di identità in corso di validità ed il certificato, rilasciato dall’A.S.L. competente per territorio, attestante la ridotta capacità di deambulazione. E’ necessario anche allegare due fotografie formato tessera. In alternativa al certificato dell’A.S.L., è possibile allegare il verbale della Commissione Medico Legale che certifichi lo stato di invalidità e la deambulazione sensibilmente ridotta.

NB: il contrassegno non consente la sosta libera nelle aree a pagamento qualora, nell’area di parcheggio, sia riservato ai disabili almeno un posto ogni 50 stalli di parcheggio (art. 11 e 12 del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503).

Autore: Andrea Gandini

Fonti normative:
art. 381 DPR 495/1992
Ministero infrastrutture parere 1567/2016
Ministero infrastrutture parere 2242/2015
Decreto del Presidente della Repubblica n.151 del 30 luglio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31 agosto 2012
art.188 del Codice della Strada (l’acronimo è CdS)
art. 381 del Regolamento di esecuzione del CdS
art. 11 e 12 del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503
Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea 98/376/CE

Copyright: Andrea Gandini – www.dottorgandini.it
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