Strumenti didattici online

In rete si trovano molte informazioni e software circa la didattica. Senza pretese di esaustività, si elencano alcuni siti internet interessanti ed utili:

https://scratch.mit.edu/ e www.zaplycode.it sono dedicati al coding.

http://www.simcaa.it è il sito di un progetto per scrittura aumentativa online.

Siti dai quali poter scaricare il font gratuito OpenDyslexic per facilitare la lettura in caso di dislessia:
https://www.1001freefonts.com/open-dyslexic.font
https://gumroad.com/l/OpenDyslexic

Segnalo anche un sito inerente software libero per BES e DSA:
https://www.fusillo-francesco.it/

Buona navigazione online.

Copyright: Andrea Gandini – www.dottorgandini.it
E’ possibile la riproduzione dell’articolo solo rispettando 2 condizioni: nessuna finalità di lucro e riproduzione di tutto l’articolo compreso il riferimento all’autore e del sito giocaeimpara.org

Un aiuto concreto alla lettura

Che cos’è la Comunicazione Aumentativa e Alternativa?
CAA è il termine usato per descrivere le strategie che possono facilitare e migliorare la comunicazione di tutte le persone che hanno difficoltà, temporanee o permanenti.
L’aggettivo “Aumentativa” sta ad indicare come le modalità di comunicazione utilizzate siano tese non a sostituire ma ad accrescere la comunicazione naturale.
Il termine “Alternativa” intende tutto ciò che è alternativo alla parola, cioè codici sostitutivi al sistema alfabetico quali: figure, disegni, fotografie, simboli, etc.

Le avventure dell’Orso Taddeo ed i suoi simpatici amici.

Ho creato questo racconto frutto della mia fantasia, con l’aiuto della logopedista Anna De Santo per dare un aiuto concreto a bambini con difficoltà di lettura.

La storia costruita e realizzata con il rinforzo dei simboli CAA, ha come obiettivo la creazione di un momento di condivisione dell’esperienza della lettura, facilitando l’accesso ai contenuti in sequenza temporale per i bambini con difficoltà espressive del linguaggio.
I simboli utilizzati nella Comunicazione Aumentativa Alternativa, permettono al bambino, che per diverse cause neurologiche, traumatiche o altro, abbia difficoltà a verbalizzare il pensiero, ad esprimersi in modo fluente e facile .

Adatto anche per i bambini al di sotto dei 6 anni per imparare a leggere e divertirsi.

 

PLAY THERAPY – 2 parte

“La Play Therapy utilizza in maniera sistematica proprio questa naturale inclinazione a giocare come mezzo per creare un ambiente terapeutico emotivamente sicuro che incoraggia la comunicazione, la creazione di relazione, l’espressione, la risoluzione dei problemi del bambino”
Rise VanFleet

Gli interventi di Play Therapy possono avere carattere direttivo o non direttivo. Nel primo caso playtherapist pianifica in base alla situazione e ai risultati prefissati, attività basate sul gioco che consentano al cliente di raggiungere i propri obiettivi e propone per tanto in ogni sessione diverse attività di gioco.

Negli interventi non direttivi, il terapeuta segue invece l’iniziativa del bambino che entro specifici limiti, è libero di praticare l’attività che preferisce. Scopo principale del Play Therapist è creare un ambiente accettante e sicuro che aiuti il bambino ad innescare un processo naturale di guarigione e sviluppo.

L’aspetto simile a ciascun modello di Play Therapy è quello di utilizzare il gioco più che la parola come principale mezzo di comunicazione.

Si parla di “play around” quando un adulto gioca semplicemente con uno o più bambini.

Nelle situazioni in cui il gioco è utilizzato come mezzo per favorire la realizzazione di un altro intervento si parla di “play work”. Un esempio di play work è l’adattamento del gioco a contesti come quelli medici nei quali si utilizzano delle attività ludiche per consentire al bambino di sottoporsi a procedure mediche con minor tensione e sofferenza. Un’attività classica è il gioco in cui il bambino assume il ruolo del dottore e sottopone personale ospedaliero, marionette e bambolotti ad una serie di visite ed interventi medici. Questo gioco non solo diverte e distende il bambino ma gli permette anche di sperimentare un’esperienza di controllo in una situazione in cui di solito non ne ha alcuno.

Un’altra forma particolarmente efficace di Play Therapy è la “Filial Therapy”, nella quale il playtherapist fornisce ai genitori le informazioni e le abilità di natura psicologica per condurre delle sessioni di gioco non direttivo con i propri figli, diventando cosi essi stessi i primi agenti di cambiamento per i propri figli.

I principi terapeutici della Play Therapy sono molteplici, ne ricordo solo alcuni:

*Abreazione: i bambini, tramite il gioco, rivivono determinate esperienze traumatiche e questo permette, in maniera graduale, di avere un maggior controllo su di esse.
*Addestramento comportamentale: il gioco permette di modellare determinati comportamenti di vita rendendoli più adattivi. Ciò è permesso dall’ambiente sicuro del gioco, dove si possono sviluppare comportamenti socialmente più accettabili.
*Catarsi: il rilascio emotivo è quasi universalmente riconosciuto come un elemento essenziale in ogni forma di psicoterapia. Coinvolge quelle forme emozionali in precedenza interrotte, piangere, colpire, ecc… La persona può esprimere queste emozioni colpendo un pupazzo gonfiabile, dei palloni, o qualunque altro mezzo sciogliendo così le tensioni fisiologiche e psicologiche accumulate e represse.
*Contro-condizionamento: alcuni condizioni emotive interne si escludono reciprocamente, pertanto alcune situazioni di giocosità possono essere utilizzate come contropartita per situazioni spiacevoli. Ad esempio se si riesce a far giocare a nascondino un bambino, che ha paura del buio, in una stanza buia, questo lo porterebbe ad affrontare meglio le sue paure.
*Padronanza: alcuni bambini nella vita reale credono di avere poche possibilità di controllo sugli eventi, nel gioco si può fare accadere quello che vuole, sentirsi potente e tenere la situazione sotto controllo.
* Compensazione con la fantasia: il gioco permette al bambino di creare la sua realtà. Nel mondo dell’immaginazione può andare oltre i limiti imposti dalla realtà e ha il potere, attraverso la fantasia, di compensare il senso di fragilità, le ferite, le perdite o le paure della sua vita reale. Perciò quando rivive un trauma nel gioco, il bambino può modificare alcuni elementi in linea con i propri desideri o può, ad esempio, concludere l’esperienza in un modo migliore. L’uso della fantasia gli dà potere e controllo sulla situazione, anche quando non ne ha nella vita reale e ciò lo aiuta ad assimilare la sua esperienza.

Ma … Cosa tiene un Play Therapist nella stanza dei giochi?

Gli oggetti inseriti nella stanza dei giochi devono rispondere a determinati criteri:
• L’articolo deve essere  sicuro per il bambino
• Deve incoraggia l’espressione dei sentimenti dei bambini o dei temi di gioco
• deve permette l’utilizzo proiettivo o immaginativo da parte del bambino?

Tra gli articoli più comuni che si trovano nella stanza dei giochi ci sono:

*Giochi relativi alla famiglia e all’accudimento (famiglia di bambole, marionette e pupazzi assortiti, casa delle bambole, etc.).


*Giochi relativi all’aspetto aggressivo (pistole con freccette morbide dal chiaro aspetto di giocattolo, soldatini, animali spaventosi, etc.).

*Giochi di costruzione.

*Giochi espressivi (matite colorate, pennarelli con carta da disegno, argilla, play-doh o altre sostanze modellanti, vassoio per il gioco della sabbia, miniature e modellini).

*Altri giochi multiuso (modellini, giochi da tavolo, etc.).

“Sviluppare una vita interna, includendo il fantasticare ed il sognare ad occhi aperti, è una delle cose più costruttive che un bambino in crescita possa fare”.

B. Bettelheim

PLAY THERAPY – 1 parte

“Gli uccelli volano, i pesci nuotano, i bambini giocano”
Garry L. Landreth

Da luglio frequento un corso di “play therapy” ed è un’esperienza bellissimaI

La Play Therapy è un ampio settore di intervento terapeutico ed educativo che si fonda sul gioco come mezzo per aiutare i propri clienti e gestire e/o risolvere i problemi e raggiungere i propri obiettivi.

Il gioco, infatti, è da tempo utilizzato in ambito terapeutico. Hermine von Hug-Helmut, una di Freud, nel 1920 fu la prima a scrivere un articolo nel quale evidenziava come i bambini trovassero sollievo e aiuto non tanto nell’intuizione e apprendimento cosciente quanto nel gioco. I principi terapeutici del gioco nella pratica clinica sono applicabili  sia con bambini anche al di sotto dei tre anni, ma anche con adolescenti ed adulti.

L’aspetto caratteristico della Play Therapy è quello di utilizzare il gioco più che la parola come principale mezzo di comunicazione, ma non tutte le attività ludiche che coinvolgono un adulto e un bambino possono considerarsi Play Therapy, anche se generano comunque effetti positivi.

La Play Therapy si realizza quando il gioco è utilizzato come processo terapeutico, nel senso che attraverso di esso si individuano prima difficoltà e obiettivi e poi si intraprende un processo attraverso il quale il cliente sarà aiutato a superare le proprie difficoltà e raggiungere uno sviluppo più pieno e positivo.

Il bambino attraverso il gioco riesce a gestire il proprio mondo.
Giocare è diverso da fare “play therapy”: giocare in cerchio con la palla per un play therapist significa proporre strategie di pianificazione, autoregolazione, controllo dell’impulsività ed esercizio della motricità, oltre a sollecitare il divertimento.

Qualsiasi processo umano dicarattere comportamentale, emotivo e cognitivo è gestito da sistemi che si sviluppano in base alle esperienze che facciamo nei primi anni della nostra vita.

Quando nasciamo abbiamo un enorme potenziale, circa 100 milioni di neuroni che potremmo paragonare al numero di alberi della foresta Amazzonica. Queste cellulle hanno 60 trilioni di connessioni che possono essere paragonate al numero di foglie presenti sugli alberi dell’Amazzonia. Ora qual è la cosa importantissima? Che noi alla nascita abbiamo quest’enorme potenzialità, quest’enorme foresta che in realtà è fatta di germogli, quale sarà il futuro di questa foresta e di questo potenziale dipenderebbe dall’esperienza.
Questa foresta, questi alberelli che aspettano di ricevere le giuste informazioni e il giusto nutrimento per fiorire e poter eventualmente dare frutti. Noi sappiamo che al momento della nascita abbiamo un’iper produzione di cellule neuronali, per cuisicuramente nella maggior parte dei casi la metà di questo patrimonio tenderà a morire, però quello che è ancora più importante è che in futuro il nostro intero patrimonio neuronale tenderà a svilupparsi e a manifestarsi a seconda delle esperienze che faremo.

Bruce Perry è un neuropsichiatra americano che si è occupato di atrofia celebrale. La sua ricerca e pratica clinica si concentra sull’esame degli effetti a lungo termine del trauma nei bambini, negli adolescenti e negli adulti ed è stato strumentale nel descrivere come gli eventi traumatici nell’infanzia cambino la biologia del cervello.
Una delle cose che ha documentato è il confronto della TAC di due cervelli di bambini di 3 anni, quello a sinistra nell’immagine che potete vedere  è il cervello di un bambino che aveva ricevuto cure adeguate durante i suoi primi anni di vita e l’altro era il cervello di un bambino trascurato. La foto non è in scala, ma mostra inequivocabilmente come il cervello del bambino sulla destra sia più piccolo. La scanerizzazione  a sinistra è quella di un bambino di tre anni, cresciuto in un ambiente amorevole, mentre quella sulla destra è di un bambino che ha subito traumi emotivi ed è stato vittima di negligenze. Le immagini mostrano la scioccante realtà di come gli abusi sull’infanzia possono modificare lo sviluppo del cervello.

Nasciamo con il nostro potenziale, questa ricchezza iniziale, la nostra “foresta” iniziale, ma a seconda dell’esperienze che faremo può svilupparsi, crescere e dare dei frutti o perire, perché abbiamo una parte di caratteristiche, una parte dei nostri sistemi celebrali si attiva con l’esperienza (e vedremo ad esempio che il sistema del gioco è un sistema innato, già presente, mentre moltissimi altri sistemi si creano con l’esperienza. Ciò non toglie che senza l’esperienza adeguata non si attivano e non si creano questi sistemi.

Un’altra neuroscienziata, la Diamond, scoprì attraverso la sua ricerca che i topolini di laboratorio esposti a un ambiente arricchito avevano un cervello più grande, più complesso, vivevano di più ed erano più intelligenti degli altri. Di contro un ambiente impoverito ha un impatto peggiore rispetto a quanto può essere positivo un ambiente arricchito: il contesto negativo ha un’influenza più forte. L’ambiente arricchito ha un impatto sull’individuo di ogni età, ma è chiaramente un effetto più forte su individui più giovani. Diamond cercò di identificare quelle che erano le caratteristiche di un ambiente arricchito: una cosa erano gli oggetti, un’altra erano i giochi… dove i topolini potevano giocare si innescava una grande differenza. Variare i giochi faceva una grande differenza. Secondo la Diamond la crescita neuronale richiede sfida! Identificò un altro aspetto importante: l’ambiente arricchito è dato da chi è in pieno coinvolgimento dell’individuo in attività condivise e lei chiamò questa modalità : GIOCO. Succede che il cervello si stimola in aree limitate, per esempio il topo che è più veloce nel labirinto è quello più veloce nel fare quello, ma non è più intelligente in altre cose; invece il topolino esposto in quest’ambiente con un partner con cui gioca insieme e con cui si coinvolgono pienamente, sviluppa tantissime abilità. Il cervello diventa più grande nella sua globalità, la corteccia celebrale diventa più spessa, ha molte più connessioni, quindi non è un’attività singola che si sviluppa, ma è una crescita più ampia.

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“ E’ fondamentale fornire ai bambini l’opportunità di giocare, socializzare e di avere interazioni con i propri genitori per sviluppareil proprio pieno potenziale”
M.C. Diamond
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Il gioco è il linguaggio naturale dell’infanzia e offre molti benefici:

• Assicura sicurezza e controllo.
• Permette la libera esplorazione di se stessi.
• Promuove il problem solving
• Sostengono una moltitudine di processi di sviluppo.
• Contribuisce allo sviluppo dei processi di
autoregolazione.
• Consente un attaccamento sicuro nelle relazioni.
• Si basa su un ampio repertorio di approcci e attività
che rendono gli interventi adattabili a contesti e
situazioni diverse.
• Coinvolge e diverte permettendo il superamento di
resistenze e difese.

figli disabili e legge sul dopo di noi

Cosa accadrà ai figli disabili gravi dopo la morte dei genitori? Questa è una grossa preoccupazione di molti genitori e parenti nei confronti di disabili gravi, riconosciuti come tali dall’art 3 comma 3 della L. 104/1992.

La Legge 112/2016 cerca di rispondere a questa esigenza prevedendo, oltre a campagne informative ed un fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, anche sgravi fiscali per strumenti quali il contratto di affidamento fiduciario, il vincolo di destinazione, il trust ed un aumento di detraibilità di spese sostenute per polizze assicurative, stipulate a favore di familiari con handicap grave.

La platea dei beneficiari è precisata nel primo articolo. Trattasi di <<persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno genitoriale nonché in vista del venir meno del sostegno familiare…>>

Vediamo più nel dettaglio gli istituti menzionati.

Il vincolo di destinazione, ex art. 2645 ter del codice civile, consiste in un vincolo posto su un bene registrato, dunque un immobile come ad esempio un appartamento oppure un mobile registrato, per esempio un automobile. Tale vincolo non permette una gestione dinamica del bene vincolato.

Il contratto di affidamento fiduciario permette di porre in essere un patrimonio separato in capo all’affidatario fiduciario. Questo patrimonio è destinato all’attuazione del programma dettagliato nell’atto ed è vincolato mediante vincolo di destinazione.

Il trust, per beneficiare dei vantaggi fiscali (esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni), deve rispettare i dettami dell’art. 6 della L 112/2016 ed avere come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti.

Si riporta di seguito l’articolo 6 della legge “Dopo di noi”.

Art 6 L 112/2016. Istituzione di trust, vincoli di destinazione e fondi speciali composti di beni sottoposti a vincolo di destinazione

1. I beni e i diritti conferiti in trust ovvero gravati da vincoli di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile ovvero destinati a fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1, istituiti in favore delle persone con disabilità grave come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, sono esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni prevista dall’articolo 2, commi da 47 a 49, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni.

2. Le esenzioni e le agevolazioni di cui al presente articolo sono ammesse a condizione che il trust ovvero i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero il vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile perseguano come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti. La suddetta finalità deve essere espressamente indicata nell’atto istitutivo del trust, nel regolamento dei fondi speciali o nell’atto istitutivo del vincolo di destinazione.

3. Le esenzioni e le agevolazioni di cui al presente articolo sono ammesse se sussistono, congiuntamente, anche le seguenti condizioni:

a) l’istituzione del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero la costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile siano fatti per atto pubblico;

b) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile identifichino in maniera chiara e univoca i soggetti coinvolti e i rispettivi ruoli; descrivano la funzionalità e i bisogni specifici delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti; indichino le attività assistenziali necessarie a garantire la cura e la soddisfazione dei bisogni delle persone con disabilità grave, comprese le attività finalizzate a ridurre il rischio della istituzionalizzazione delle medesime persone con disabilità grave;

c) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile individuino, rispettivamente, gli obblighi del trustee, del fiduciario e del gestore, con riguardo al progetto di vita e agli obiettivi di benessere che lo stesso deve promuovere in favore delle persone con disabilità grave, adottando ogni misura idonea a salvaguardarne i diritti; l’atto istitutivo ovvero il contratto di affidamento fiduciario ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione indichino inoltre gli obblighi e le modalità di rendicontazione a carico del trustee o del fiduciario o del gestore;

d) gli esclusivi beneficiari del trust ovvero del contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile siano le persone con disabilità grave;

e) i beni, di qualsiasi natura, conferiti nel trust o nei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero i beni immobili o i beni mobili iscritti in pubblici registri gravati dal vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile siano destinati esclusivamente alla realizzazione delle finalità assistenziali del trust ovvero dei fondi speciali o del vincolo di destinazione;

f) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile individuino il soggetto preposto al controllo delle obbligazioni imposte all’atto dell’istituzione del trust o della stipula dei fondi speciali ovvero della costituzione del vincolo di destinazione a carico del trustee o del fiduciario o del gestore. Tale soggetto deve essere individuabile per tutta la durata del trust o dei fondi speciali o del vincolo di destinazione;

g) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile stabiliscano il termine finale della durata del trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile nella data della morte della persona con disabilità grave;

h) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile stabiliscano la destinazione del patrimonio residuo.

4. In caso di premorienza del beneficiario rispetto ai soggetti che hanno istituito il trust ovvero stipulato i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero costituito il vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile, i trasferimenti di beni e di diritti reali a favore dei suddetti soggetti godono delle medesime esenzioni dall’imposta sulle successioni e donazioni di cui al presente articolo e le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa.

5. Al di fuori dell’ipotesi di cui al comma 4, in caso di morte del beneficiario del trust ovvero del contratto che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile istituito a favore di soggetti con disabilità grave, come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, il trasferimento del patrimonio residuo, ai sensi della lettera h) del comma 3 del presente articolo, è soggetto all’imposta sulle successioni e donazioni prevista dall’articolo 2, commi da 47 a 49, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni, in considerazione del rapporto di parentela o coniugio intercorrente tra disponente, fiduciante e destinatari del patrimonio residuo.

6. Ai trasferimenti di beni e di diritti in favore dei trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero dei vincoli di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile, istituiti in favore delle persone con disabilità grave come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa.

7. Gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonchè le copie dichiarate conformi, gli estratti, le certificazioni, le dichiarazioni e le attestazioni posti in essere o richiesti dal trustee ovvero dal fiduciario del fondo speciale ovvero dal gestore del vincolo di destinazione sono esenti dall’imposta di bollo prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642.

8. In caso di conferimento di immobili e di diritti reali sugli stessi nei trust ovvero di loro destinazione ai fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1, i comuni possono stabilire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, aliquote ridotte, franchigie o esenzioni ai fini dell’imposta municipale propria per i soggetti passivi di cui all’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.

9. Alle erogazioni liberali, alle donazioni e agli altri atti a titolo gratuito effettuati dai privati nei confronti di trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 si applicano le agevolazioni di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e i limiti ivi indicati sono elevati, rispettivamente, al 20 per cento del reddito complessivo dichiarato e a 100.000 euro.

10. Le agevolazioni di cui ai commi 1, 4, 6 e 7 si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2017; le agevolazioni di cui al comma 9 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta 2016.

11. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione del presente articolo.

12. Alle minori entrate derivanti dai commi 1, 4, 6 e 7, valutate in 10 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017, e dal comma 9, valutate in 6,258 milioni di euro per l’anno 2017 e in 3,650 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2018, si provvede ai sensi dell’articolo 9.

 

Copyright: Andrea Gandini – www.dottorgandini.it
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Disclaimer: le normative sono soggette a modifiche ed abrogazioni ed è sempre necessario verificare le fonti normative. L’articolo non può essere utilizzato per dare pareri definitivi e non deve essere considerato o inteso come consulenza. Non ci assumiamo responsabilità per eventuali errori o omissioni presenti nel testo.