figli disabili e legge sul dopo di noi

Cosa accadrà ai figli disabili gravi dopo la morte dei genitori? Questa è una grossa preoccupazione di molti genitori e parenti nei confronti di disabili gravi, riconosciuti come tali dall’art 3 comma 3 della L. 104/1992.

La Legge 112/2016 cerca di rispondere a questa esigenza prevedendo, oltre a campagne informative ed un fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, anche sgravi fiscali per strumenti quali il contratto di affidamento fiduciario, il vincolo di destinazione, il trust ed un aumento di detraibilità di spese sostenute per polizze assicurative, stipulate a favore di familiari con handicap grave.

La platea dei beneficiari è precisata nel primo articolo. Trattasi di <<persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno genitoriale nonché in vista del venir meno del sostegno familiare…>>

Vediamo più nel dettaglio gli istituti menzionati.

Il vincolo di destinazione, ex art. 2645 ter del codice civile, consiste in un vincolo posto su un bene registrato, dunque un immobile come ad esempio un appartamento oppure un mobile registrato, per esempio un automobile. Tale vincolo non permette una gestione dinamica del bene vincolato.

Il contratto di affidamento fiduciario permette di porre in essere un patrimonio separato in capo all’affidatario fiduciario. Questo patrimonio è destinato all’attuazione del programma dettagliato nell’atto ed è vincolato mediante vincolo di destinazione.

Il trust, per beneficiare dei vantaggi fiscali (esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni), deve rispettare i dettami dell’art. 6 della L 112/2016 ed avere come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti.

Si riporta di seguito l’articolo 6 della legge “Dopo di noi”.

Art 6 L 112/2016. Istituzione di trust, vincoli di destinazione e fondi speciali composti di beni sottoposti a vincolo di destinazione

1. I beni e i diritti conferiti in trust ovvero gravati da vincoli di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile ovvero destinati a fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1, istituiti in favore delle persone con disabilità grave come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, sono esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni prevista dall’articolo 2, commi da 47 a 49, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni.

2. Le esenzioni e le agevolazioni di cui al presente articolo sono ammesse a condizione che il trust ovvero i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero il vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile perseguano come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti. La suddetta finalità deve essere espressamente indicata nell’atto istitutivo del trust, nel regolamento dei fondi speciali o nell’atto istitutivo del vincolo di destinazione.

3. Le esenzioni e le agevolazioni di cui al presente articolo sono ammesse se sussistono, congiuntamente, anche le seguenti condizioni:

a) l’istituzione del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero la costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile siano fatti per atto pubblico;

b) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile identifichino in maniera chiara e univoca i soggetti coinvolti e i rispettivi ruoli; descrivano la funzionalità e i bisogni specifici delle persone con disabilità grave, in favore delle quali sono istituiti; indichino le attività assistenziali necessarie a garantire la cura e la soddisfazione dei bisogni delle persone con disabilità grave, comprese le attività finalizzate a ridurre il rischio della istituzionalizzazione delle medesime persone con disabilità grave;

c) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile individuino, rispettivamente, gli obblighi del trustee, del fiduciario e del gestore, con riguardo al progetto di vita e agli obiettivi di benessere che lo stesso deve promuovere in favore delle persone con disabilità grave, adottando ogni misura idonea a salvaguardarne i diritti; l’atto istitutivo ovvero il contratto di affidamento fiduciario ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione indichino inoltre gli obblighi e le modalità di rendicontazione a carico del trustee o del fiduciario o del gestore;

d) gli esclusivi beneficiari del trust ovvero del contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile siano le persone con disabilità grave;

e) i beni, di qualsiasi natura, conferiti nel trust o nei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero i beni immobili o i beni mobili iscritti in pubblici registri gravati dal vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile siano destinati esclusivamente alla realizzazione delle finalità assistenziali del trust ovvero dei fondi speciali o del vincolo di destinazione;

f) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile individuino il soggetto preposto al controllo delle obbligazioni imposte all’atto dell’istituzione del trust o della stipula dei fondi speciali ovvero della costituzione del vincolo di destinazione a carico del trustee o del fiduciario o del gestore. Tale soggetto deve essere individuabile per tutta la durata del trust o dei fondi speciali o del vincolo di destinazione;

g) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile stabiliscano il termine finale della durata del trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile nella data della morte della persona con disabilità grave;

h) l’atto istitutivo del trust ovvero il contratto di affidamento fiduciario che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero l’atto di costituzione del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile stabiliscano la destinazione del patrimonio residuo.

4. In caso di premorienza del beneficiario rispetto ai soggetti che hanno istituito il trust ovvero stipulato i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero costituito il vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile, i trasferimenti di beni e di diritti reali a favore dei suddetti soggetti godono delle medesime esenzioni dall’imposta sulle successioni e donazioni di cui al presente articolo e le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa.

5. Al di fuori dell’ipotesi di cui al comma 4, in caso di morte del beneficiario del trust ovvero del contratto che disciplina i fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero del vincolo di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile istituito a favore di soggetti con disabilità grave, come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, il trasferimento del patrimonio residuo, ai sensi della lettera h) del comma 3 del presente articolo, è soggetto all’imposta sulle successioni e donazioni prevista dall’articolo 2, commi da 47 a 49, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni, in considerazione del rapporto di parentela o coniugio intercorrente tra disponente, fiduciante e destinatari del patrimonio residuo.

6. Ai trasferimenti di beni e di diritti in favore dei trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 ovvero dei vincoli di destinazione di cui all’articolo 2645-ter del codice civile, istituiti in favore delle persone con disabilità grave come definita dall’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata con le modalità di cui all’articolo 4 della medesima legge, le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa.

7. Gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonchè le copie dichiarate conformi, gli estratti, le certificazioni, le dichiarazioni e le attestazioni posti in essere o richiesti dal trustee ovvero dal fiduciario del fondo speciale ovvero dal gestore del vincolo di destinazione sono esenti dall’imposta di bollo prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642.

8. In caso di conferimento di immobili e di diritti reali sugli stessi nei trust ovvero di loro destinazione ai fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1, i comuni possono stabilire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, aliquote ridotte, franchigie o esenzioni ai fini dell’imposta municipale propria per i soggetti passivi di cui all’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.

9. Alle erogazioni liberali, alle donazioni e agli altri atti a titolo gratuito effettuati dai privati nei confronti di trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 si applicano le agevolazioni di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, e i limiti ivi indicati sono elevati, rispettivamente, al 20 per cento del reddito complessivo dichiarato e a 100.000 euro.

10. Le agevolazioni di cui ai commi 1, 4, 6 e 7 si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2017; le agevolazioni di cui al comma 9 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta 2016.

11. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione del presente articolo.

12. Alle minori entrate derivanti dai commi 1, 4, 6 e 7, valutate in 10 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017, e dal comma 9, valutate in 6,258 milioni di euro per l’anno 2017 e in 3,650 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2018, si provvede ai sensi dell’articolo 9.

 

Copyright: Andrea Gandini – www.dottorgandini.it
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Font caratteri per dislessia: facilitare la lettura

Font OpenDyslexic

Font che facilita la lettura grazie a caratteri rinforzati ed evidenziati, al fine di evitare che le lettere vengano confuse con altre simili.

Il font è open source ed è anche disponibile per android, ios, chrome e kindle. È possibile scaricarlo ed includerlo in molti editor di testo.

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Imparare i numeri giocando

Voglio condividere con voi, la mia esperienza nell’insegnare i numeri a mia figlia. Con questo semplice gioco di collegare i puntini in sequenza, e scoprire il disegno, mia figlia si è divertita moltissimo e allo stesso tempo ha imparato i numeri.  Scaricate i disegni e provate a fare la stessa cosa con i vostri bambini, è una bellissima esperienza. Per iniziare “partite” con il disegno con meno numeri, fino ad aumentare la difficoltà (in base all’età del vostro bambino).

A proposito del Metodo Feuerstein…

Per riuscire a cambiare qualcosa nell’essere umano devi averne la necessità, poi devi credere fermamente che sia possibile, anche se ti dicono che è impossibile”
(Reuven Feuerstein. 33° Workshop Internazionale Parigi 2012)

Il Metodo Feuerstein si basa sul concetto della “Modificabilità Cognitiva Strutturale“. Con questa locuzione si intende che gli esseri umani sono modificabili, cioè sono soggetti ad essere significativamente modificati da un intervento affettivo-educativo da parte di altri esseri umani, definiti da Feuerstein con il termine “mediatori”. Il metodo Feuerstein è una applicazione della psicologia cognitiva alla pedagogia.
Secondo quanto teorizzato dal metodo Feuerstein, l’intelligenza non è innata, né statica, ma sviluppabile in virtù della plasticità e della plasmabilità delle strutture del nostro cervello. Il cervello è composto da alcuni miliardi di neuroni collegati fra di loro. Nel corso della vita di un individuo, il numero di neuroni cambia e cambiano anche le interconnessioni fra le varie cellule. La variazione del numero di neuroni e delle loro interconnessioni dipende sia da fattori biologici che dagli stimoli provenienti dall’ambiente, quindi l’intelligenza è modificabile. L’intelligenza di un individuo dipende dalla struttura del cervello. Se la struttura varia allora anche l’intelligenza subisce delle modificazioni. Durante tutta la vita, in base alle esperienze che vive, l’uomo presenta dei cambiamenti in risposta agli stimoli che continuamente lo raggiungono, modifica le sue prestazioni e tende ad adattarsi all’ambiente che lo circonda. Ma tutto quello che egli apprende assume veramente un significato solo grazie all’intervento di altri esseri umani che si pongano come “mediatori”, organizzandogli e presentandogli gli stimoli in modo che generino in lui dei cambiamenti positivi sul piano cognitivo: si parla allora di “Esperienza di Apprendimento Mediato“. Ha senso insegnare qualcosa solo se è possibile alterare opportunamente le capacità di ragionamento di un individuo. Come conseguenza, possiamo comprendere come se in un certo istante una persona non è in grado di compiere una determinata operazione, non possiamo escludere che in un istante successivo la stessa persona riesca dove in precedenza ha fallito. Affermazioni del tipo “non può imparare perché non ce la fa” non possono essere accettate nell’ottica del metodo Feuerstein.

Il Metodo Feuerstein vuole sviluppare le funzioni cognitive di una persona, indipendentemente dal fatto che questa possa trovarsi con difficoltà di apprendimento, con forme di ritardo mentale o culturalmente deprivata, poiché va a stimolare la creazione di nuove capacità di pensiero, di elaborazione di concetti, di riflessione non impulsiva, di organizzazione e selezione dei dati. Questo dà vita alla flessibilità mentale, al ragionamento deduttivo e induttivo, al pensiero ipotetico e inferenziale e contribuisce a rendere la persona “generatrice” di informazioni. Tutto ciò è sperimentabile perché alla base vi è la fiducia nella modificabilità della struttura cognitiva di ogni essere umano. Durante le lezioni il ruolo degli allievi è attivo. Il mediatore dirige e regola l’andamento della lezione in modo da poter raggiungere gli obiettivi che si è prefissato. Non è importante eseguire un particolare compito con rapidità ed ancora meno eseguirlo correttamente. Qualsiasi comportamento degli allievi è opportunamente “utilizzato” dal formatore per mettere a fuoco certi tipi di ragionamento e per correggere opportunamente le funzionalità carenti. Lo scopo principale non è imparare ad eseguire il compito, ma capire ed interiorizzare (“cristallizzare”) quali ragionamenti mentali sono stati utilizzati per portare a termine il lavoro assegnato.
Durante le lezioni viene data grandissima importanza a quattro elementi: verbalizzazione del pensiero, riflessione, condivisione, pensiero analogico.

Verbalizzazione. La verbalizzazione favorisce il formarsi del pensiero e ne facilita la memorizzazione. È presente in quasi tutte le fasi della lezione. Non so se vi è mai successo di accorgervi che dopo avere discusso su di un certo argomento, la vostra comprensione sull’argomento stesso è aumentata, personalmente mi è accaduto spesso.

Riflessione. Riflettendo ed osservando accuratamente il mondo circostante è possibile raccogliere un maggior numero di informazioni sul problema da risolvere. Tanto più alto è il numero di informazioni raccolte, tanto più probabile sarà trovare una delle possibili soluzioni.

Condivisione. Menti diverse fanno ragionamenti diversi. La diversità va vista come ricchezza e permette di ampliare le proprie capacità di ragionamento. Grazie alla condivisione è possibile capire come risolvere un determinato problema in modi diversi con ragionamenti diversi. Inoltre la discussione con altre persone su un particolare argomento permette di avere un riscontro immediato della validità delle proprie tesi.

Analogie. La mente umana è in grado di fare un numero limitato di ragionamenti. Molte volte gli allievi sono in grado di risolvere un problema solo se proposto in un determinato modo senza riuscire poi a generalizzare il proprio ragionamento. Tanto più una mente è allenata a fare analogie, tanto più semplice diventa il trovare la soluzione ad un problema nuovo. La maggior parte dei problemi nuovi possono essere visti come problemi vecchi posti in un modo diverso, creando nuove startegie di problem solving.

Il principale strumento utilizzato è il Programma di Arricchimento Strumentale (P.A.S.), il cui scopo è migliorare la capacità di avere un pensiero autonomo, flessibile e aperto alle novità. Tuttora il P.A.S. è utilizzato nelle aziende, nelle scuole, nelle famiglie, nei centri di riabilitazione, con gli anziani e nelle carceri per portare ogni persona ad avere elasticità di pensiero ed efficienza nella vita.

Focus sul metodo e i bambini.
Quali sono gli obiettivi della applicazioni sul Metodo Feuerstein nei bambini?
Si tratta di obiettivi generali del metodo , che verranno poi declinati alle esigenze di ciascun individuo coinvolto nel trattamento.
-Potenziare le funzioni cognitive, stimolando l’osservazione sistematica, la capacità di analisi, di comparazione e categorizzazione, abitua il bambino a procedere con metodo, a saper generalizzare e astrarre
-Migliorare la comunicazione e l’espressione linguistica
Favorire l’emergenza di competenze emotivo-sociali nel soggetto
-Accrescere l’autostima
-Migliorare l’autocontrollo e la capacità di autocorrezione
-Stimolare a trascendere gli apprendimenti acquisiti anche ad ambienti e situazioni esterne.
Vivere vuol dire cambiare ed è possibile aiutare le persone a cambiare, in particolare quelle in difficoltà, aiutarle a modificarsi positivamente, per raggiungere “una migliore qualità di vita”. Per poter avere dei risultati apprezzabili, le lezioni devono essere frequenti e proposte per un tempo prolungato.

Come ottenere cio’ quando sono molto piccoli o quando hanno difficoltà maggiori?
Col gioco!

Giocare non è solo divertente… mentre giochiamo possiamo addirittura modificare il funzionamento del nostro cervello. In che modo? Scegliendo giochi intelligenti in grado di stimolare le nostre funzioni esecutive, cioè quell’insieme di processi mentali che supervisionano i nostri pensieri e i nostri comportamenti.
L’attività di premediazione è l’elemento principale per aiutare il bambino nel processo di apprendimento. Lavorare sugli insiemi, ragionare su similitudini e differenze, tenere il conto e stimolare la coordinazione oculomanuale e la manualità fine. Le informazioni elaborate dal cervello sono generate internamente oppure provengono dall’esterno attraverso gli organi sensoriali, quindi la percezione di informazioni esterne dipende dal modo con cui vengono acquisite e dalla capacità di interpretarle, per questo occorre far fare esperienze ai bambini di premediazione attraverso il gioco.
Materiale utile per la premediazione con i bambini:
• Blocchi logici
• Regoli
• Memory
• Domino
• Tangram
• Geomag
• Geopiano
• Chiodini
• Puzzle
• Lego
• Colori
• Plastilina
• Carta crespa
Non è importante eseguire un particolare compito con rapidità ed ancora meno eseguirlo correttamente. L’obiettivo principale non è imparare ad eseguire il compito, ma capire ed interiorizzare quali ragionamenti mentali sono stati utilizzati per portare a termine il lavoro assegnato. Il pensiero umano viene scomposto nell’insieme di più operazioni elementari. Per compiere una operazione elementare bisogna utilizzare le funzioni base del cervello denominate “funzioni cognitive”. A volte una esperienza di stimolo / risposta priva di mediazione può provocare un apprendimento. Ad esempio quando un bimbo tocca un oggetto caldo e riceve uno stimolo doloroso, normalmente impara che tale oggetto non deve più essere toccato. Non sempre però l’esposizione diretta agli stimoli oppure l’esposizione a stimoli mediati in modo casuale può provocare un determinato apprendimento. E’ stato dimostrato che persone sottoposte alla stessa cultura, allo stesso ambiente ed agli stessi stimoli apprendono in modo diverso sviluppando di conseguenza capacità mentali diverse. Questo è causato sia dalle caratteristiche biologiche dell’individuo sia dal fatto che il tipo di ragionamento provocato da un determinato stimolo dipende anche dallo stato interno della mente. Si parla di “esperienza di apprendimento mediato” tutte le volte che un formatore crea intenzionalmente stimoli e mediazioni al fine di provocare un particolare apprendimento e mantiene alta la motivazione degli allievi.

Un video interessante sul metodo Feuerstein

Contrassegno parcheggio auto per disabili

A chi serve: a persone che abbiano capacità di deambulazione sensibilmente ridotta ed ai non vedenti (D.P.R. 503/96).

Cosa è: il contrassegno auto per disabili di tipo europeo (dal 2012 sostituisce il precedente tagliando) è un tagliando rettangolare azzurro chiaro, con il simbolo della sedia a rotelle bianca su fondo blu, che permette alle persone con problemi di deambulazione e ai non vedenti di usufruire di facilitazioni nella circolazione e nella sosta dei veicoli al loro servizio, anche in zone vietate alla generalità dei veicoli. contrassegno di parcheggio per disabili “europeo”, con un formato rettangolare, di colore azzurro chiaro, con il simbolo internazionale dell’accessibilità bianco della sedia a rotelle su fondo blu.

E’ una autorizzazione (un atto amministrativo) che, previo accertamento medico, viene rilasciata dal Comune ove risiede la persona disabile (art.188 del Codice della Strada, CdS, e art. 381 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada).

Il contrassegno è strettamente personale, rimane di proprietà del Comune ed il disabile lo detiene temporaneamente, non essendo vincolato ad uno specifico veicolo ed ha valore su tutto il territorio dell’Unione Europea. Ha una durata di cinque anni (non rileva per la durata che la disabilità sia permanente) e può essere rinnovato. La durata può essere essere anche a tempo determinato nel caso di invalidità temporanea del richiedente.

Il contrassegno “segue” il disabile, non il veicolo: il contrassegno viene utilizzato dal disabile durante gli spostamenti con autoveicolo, anche se condotto da altra persona. Quindi non può essere utilizzato da soggetti diversi dal titolare.

Chi lo emette: il Comune di residenza del disabile.

Come si richiede il contrassegno di parcheggio per disabili: bisogna compilare la domanda (di solito la modulistica è disponibile presso il comune) allegando copia della carta di identità in corso di validità ed il certificato, rilasciato dall’A.S.L. competente per territorio, attestante la ridotta capacità di deambulazione. E’ necessario anche allegare due fotografie formato tessera. In alternativa al certificato dell’A.S.L., è possibile allegare il verbale della Commissione Medico Legale che certifichi lo stato di invalidità e la deambulazione sensibilmente ridotta.

NB: il contrassegno non consente la sosta libera nelle aree a pagamento qualora, nell’area di parcheggio, sia riservato ai disabili almeno un posto ogni 50 stalli di parcheggio (art. 11 e 12 del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503).

Autore: Andrea Gandini

Fonti normative:
art. 381 DPR 495/1992
Ministero infrastrutture parere 1567/2016
Ministero infrastrutture parere 2242/2015
Decreto del Presidente della Repubblica n.151 del 30 luglio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31 agosto 2012
art.188 del Codice della Strada (l’acronimo è CdS)
art. 381 del Regolamento di esecuzione del CdS
art. 11 e 12 del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503
Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea 98/376/CE

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